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sabato 3 marzo 2012

LE TERRE DEL WHISKY / SCOZIA


Fuoco, aria, acqua, terra. Gli elementi primari della materia, che con la loro interazione da sempre affascinano l’uomo.

Non sorprende che “l’acqua della vita” sia intimamente legata alla terra dalla quale nasce, non solo per le diverse condizioni del cereale nel suo elemento, ma anche e soprattutto grazie alle diverse tradizioni che hanno influenzato nei secoli la tecnica produttiva.

Molti paesi producono oggi vari tipi di whisky, ma le tre grandi terre che ne vantano la tradizione più importante sono la Scozia, l’Irlanda e gli Stati Uniti, anch’esse divise in regioni talvolta molto diverse tra loro nonostante le poche decine di chilometri che possono separarle.

Una quarta regione, il Giappone, si sta guadagnando da vari decenni una sua posizione di diritto nell’olimpo dei distillati di cereali.

Iniziamo questo viaggio periodico con la regione principe di questa mirabile arte:



Scozia



Probabilmente i più famosi, gli “scotch” sono prodotti esclusivamente in Scozia, e sono addirittura oggetto di legge per quel che riguarda la denominazione, la produzione, e altri aspetti come l’etichettatura, la promozione e l’imbottigliamento (The Scotch Whisky Regulations 2009).
Vi sono 5 categorie di Scotch Whisky, di cui le prime due sono le principali, da cui derivano le altre:
  • Single Malt
  • Single Grain
  • Blended Malt (in passato anche chiamati “vatted malt” o “pure malt”, termini ora proibiti)
  • Blended Grain
  • Blended Scotch Whiskey (cioè Blended Malt e Grain insieme)

Il “Single Malt” è whisky prodotto da malto d’orzo, (orzo germinato) in un’unica distilleria, mentre il “single grain” per chiamarsi tale dev’essere sempre prodotto in un’unica distilleria, ma a partire da altri cereali diversi dall’orzo.

I “blended whiskys” sono il risultato del miscuglio (o in gergo “assemblaggio”) di diversi “singles”, provenienti da diverse distillerie. Due o più single malt daranno un blended malt, e lo stesso per i “grains”. Single malt e single grains assemblati danno un “blended scotch”. Facile no?

Perché assemblare vari whisky? Beh, si tratta di una pratica tradizionale, utilizzata per dare sapori più rotondi e delicati al prodotto finito.

I whisky scozzesi sono distillati due volte attraverso un processo chiamato “batch distillation”, usando alambicchi tradizionali chamati “pot stills”. Sono poi lasciati ad invecchiare almeno tre anni in botti di rovere.


Ma la Scozia è grande e al suo interno esistono 4 regioni principali, ciascuna con caratteristiche climatiche particolari che influiscono sulle proprietà del whisky prodotto:

- Highlands: la regione più vasta della scozia, le highlands sono delle terre montagnose, che sanno conferire al whisky delle note salate, speziate, o ancora fruttate, spesso con dei sentori di torba. Diversi tra i fiori all’occhiello della tradizione scozzese vengono dalle Highlands, come il Glenmorangie, l’Oban o ancora il Dalmor.


- Lowlands: un tempo la zona di produzione principale del whisky, ha subito un forte declino nel corso dei decenni. I whisky prodotti nelle lowlands, tra cui i famosi Auchentoshan e Glenkinchie, sono rinomati per la loro delicatezza e per i loro aromi che spesso presentano connotazioni erbacee e floreali.



- Speyside: situate al nord, presso la città di Inverness, la regione dello Speyside gode come le Lowlands di un clima più mite, che permette di produrre whisky dalle caratteristiche simili, sapori più rotondi e fruttati. Il Macallan, il Glenfidditch, il Glenlivet, o ancora l’Aberlour sono whisky di questa regione.


 
- Le isole (includendo Islay e la penisola di Campbeltown): situate longo la costa ovest della Scozia le isole sono esposte al vento e alle tempeste, e producono whisky che invecchiando si impregnano di sapori salati e iodati. Le isole più importanti sono Skye, Mull, Jura, Arran e Islay e producono whiski famosissimi come il Caol Ila o il Lagavulin. L’isola di Islay è forse la più importante, con i suoi whisky tra i più torbati e iodati di Scozia, ma non bisogna dimenticare l’isola di Skye, con il sapore affumicato e speziato che il suo terreno vulcanico conferisce all’ottimo Talisker.






Thanks to FC

martedì 21 febbraio 2012

TALKING CANVAS: INTERVISTA A MARCO ROSSI



Inizia oggi un'altra nuova esperienza per questo blog, inerente al mondo dell'arte più sotterranea ed incognita. 
Ecco il resoconto di una mia chiacchierata, di qualche tempo fa, con Marco Rossi

Rossi è un giovane "sottoproletario dell'arte", che tenta di muoversi in quel chiaroscuro del movimento artistico underground italiano, che per emergere non si lascia agli sfoghi, ormai semplicistici, di quella che è la street-art odierna.
Ancora legato alla forma espressiva "classica", i contenuti e le realizzazioni sono invece estensioni e prolungamenti della persona stessa, unici e complessi. Un sistema di filtri al contrario, dove possiamo vedere varie "sezioni" dell'artista. 
Come in una sala chirurgica, pezzi di tessuto esperienziale sono "sfilettati" dal bisturi e messi sul vetrino del microscopio come offerta all'osservatore onniveggente.

Ecco un estratto dal comunicato stampa di una delle ultime esposizioni di Marco, CEREBRALE:

"[...] Dal punto di vista formale, le immagini di Rossi sono una prova dell'impossibilità di porsi completamente in questo o quel territorio: le raffigurazioni che egli mette in scena affondano le radici nell'intimità dell'esistenza, diventando prova di un continuo rinnovamento di sé.
Il suo fare diventa quindi insicuro, aniconico, contraddittorio, mal definibile: egli fagocita voracemente la realtà che lo circonda in tutti i suoi aspetti, la “filtra” attraverso la propria sensibilità e la ripropone istintivamente in opera. In questo senso l'artista non si interessa alle storie in particolare, ma a tutte le storie possibili e ciò gli permette di sostenere una tensione che sfugge ad ogni mira e controllo e “apre” il lavoro a infinite possibilità e sviluppi.
I corpi che ricorrono nei suoi lavori sono colti in pose che sembrano accartocciare la figura su se stessa, in una sorta di autoerotismo che seziona le figure, le disarticola fino a farne manichini o tronchi umani. La forma umana viene così smembrata ed embricata nell'edificio dello spazio e la perdita dell'involucro corporeo permette non solo di esibire ciò che giace nel profondo dell'organismo ma anche di mostrare ciò che di esterno partecipa e altera la sua meccanica. "


Di seguito la chiacchierata:


Chrome: " Che ne pensi di un approccio multiplo all'arte? Trovi che nel "purismo" ci sia più slancio creativo o preferisci disperderti in mille forme? "

Marco: " Non credo esista una regola in tutto ciò...ognuno trova risposta in base alle proprie esigenze..
.... La mia natura è quella di essere onnivoro e mi spinge a cibarmi con voracità di tutto quello che mi circonda. Allo stesso tempo però cerco di mantenere una sorta di "equidistanza emotiva"  dalle cose che mi permette di  non lasciarmi prendere più da un aspetto che da un altro. In questo modo, non facendomi coinvolgere da qualcosa in particolare so che la mia mente può vagare più liberamente, a trecentosessanta gradi.
Devo confessarti che questo aspetto all'inizio mi spaventava perchè mi faceva sentire incoerente. In realtà col tempo ho impararto a filtrarare il tutto in modo diverso e ad assumere questa
mia caratteristica come un aspetto positivo. "
 
 
C: " Cosa ti spinge ad oggettivare il tuo slancio artistico? Creare è per te una liberazione o un obbiettivo? "

M: " Diciamo che per me la parte fisica che ha a che fare con la produzione di un opera non è che il punto finale; personalmente è la parte che trovo meno intrigante, di sicuro meno del processo mentale che la origina. "
 
C: " Credi nel termine "artista"? "

M: " No.Si.....No. "

 
C: " Quand'è che un produttore di opere d'arte puó dirsi realizzato? "
 
M: " Quando inizia a vivere del suo lavoro! ha !                              AH.
No a parte le battute... e comunque c'è anche questo aspetto...se vogliamo metterla sul piano materiale .
Sul piano intimo di ricerca  credo che sia impossibile sentirsi realizzato al cento per cento....
chiunque si concentri veramente sull'esigenza interiore che lo spinge a scavare  dentro sè, intraprende un percorso che non può avere fine. E' un fatto naturale per chi lavora su se stesso, visto che ogni tentativo di avvicinarsi ad un nucleo di verità è subito frustato dal fatto che non esiste una verità, e le immagini che cerchiamo di afferrare sono diverse di giorno in giorno, di ora in ora e pure di minuto in minuto. "

 
C: " È molto difficile per te vedere la conclusione in un lavoro? Come ti rapporti ad un opera conclusa? La vedi alienata da te o la consideri ancora connessa al tuo IO. "

M: " Per me ogni lavoro è come un frammento ingrandito di tante cose precedenti, ripescate e inserite in una catena aperta di pensiero che continua, per così dire, ad autoalimentarsi...
Le opere diventano degli appunti per lasciare aperta la catena a future possibilità e nuovi sviluppi. "

 
C: "Com'è il mondo dell'arte "sotterraneo", In cosa bisogna sperare per emergere? La competitività è sana o anche li c'è marciume? "

M: " Ti elenco in ordine intercambiabile gli ingredienti che secondo me sono fondamentali....
Qualità.
Sbattimento.
Fortuna.
Saper selezionare le persone in gamba dalle teste di cazzo. "
 
 
C: " La tua prossima esposizione? "

M: " diciamo che ho in cantiere diversi progetti...tra cui un intervento in un Ex cinema a Nembro (Bg) e collaborare ad un progetto - SUBCULTURE - che ha come scopo la divulgazione del lavoro di 24 artisti attraverso la stampa di una fanzine (una per ogni partecipante) che verrà distribuita in gallerie e spazi indipendenti del circuito artistico. "


domenica 19 febbraio 2012

GRIND TIMES NEW LOGO



Finalmente posso mostrarvi il nuovo logo, grazie a Mothra, "marchio" ufficiale di questa neonata blog experience.
Compasso e squadra sottendono lo sforzo e la cura nella progettazione tesa alla trasformazione del "qui ed ora" e al riempimento degli abissi di banalità del quotidiano. Una tensione verso la perfezione, tale proprio perchè destinata ad essere incompiuta, nel continuo ed instancabile slancio verso miglioramento e progresso.


Da oggi inoltre, GRIND TIMES è pure su Facebook. Cliccate qui per rimanere sempre aggiornati.



Chrome


martedì 14 febbraio 2012

TOP SKINS: RYAN MASON


Inizia oggi questa una nuova rubrica di GRIND TIMES dedicata totalmente alla sacra arte del tatuaggio. Aghi, inchiostro e sangue come se piovessero - vi mosterò, periodicamente, una panoramica di alcuni tra i più grandi artisti del globo.

Iniziamo subito con Ryan Mason, orgoglio dell'Oregon.



Nato e cresciuto in un buco dello New Hampshire da qualche parte negli States, dove ha cominciato a tatuare solamente nel 2004. Trasferitosi a Portland nella primavera del 2006, si stabilisce presso "Scapegoat Tattoo", dove lavora tutt'ora.

Specializzato in tematiche colte dalla natura, riesce a mischiare quest'ultime a contenuti estrapolati della quotidianità, rese su pelle con un tocco totalmente insolito. Combinando tematiche macabre a suggestioni dissacranti e grottesche, stemperate da un leggero tocco d'ingenutà, ecco che risultati eccellenti sono raggiunti tanto quanto nei soggetti tipici della tradizione del tatuaggio, sia old style, che giapponese.

Ora basta con le parole, e di seguito alcuni tra i suoi suoi fenomenali lavori.




Sulla pagina ryanmasontattoos.com potrete visionare altri pezzi spledindi come i precedenti.

Mentre, per mettervi in contatto con lui, in caso vogliate tramutare la vostra pelle in un capolavoro, ecco la sua pagina facebook, dove troverete anche l'indirizzo email.

venerdì 3 febbraio 2012

TALKING BEATS: INTERVISTA A SUNDAY - DSA COMMANDO



Ho l'onore di comunicarvi la prima rubrica ufficiale di questo blog:

Talking Beats è un nuovo spazio dove saranno intervistati periodicamente, in maniera molto easy e pure grezza, tanti tra i produttori musicali più influenti della penisola.
Insomma, una chiacchierata informaletra un loop di drum machine e una scratchata sul vinile. Ringrazio Mothra, il mio nuovo collaboratore che farà le interviste di persona.

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Il primo ospite che abbiamo intervistato per voi è Sunday - miracle producer - della cricca, metri e metri sotterranea: DSA Commando




Loop ossessivi e inquietanti, pattern di batterie che richiamano a quel suono che ci riconduce a tempi passati e polverosi, il cui groove immortale continua a solcare le strade come la morte nei capolavori di Romero.
Campionature ossimoriche sono il suo marchio di fabbrica: ruvide come una rimessa arrugginita in una calorosa estate texana. Morbide e avvolgenti come il sudore che scende sulla pelle di Sally Hardesty. Oniriche e disturbanti le atmosfere che come una nebbia fitta riescono a circondare e penetrare le liriche di Kirin, Heska Riot, Mac Myc e Hellpacso.



Di seguito l'intervista:

Mothra: " Primi passi; come è nato Sunday? come ti sei avvicinato al beatmaking e quando e come hai deciso di concretizzare il tutto? "

Sunday: " Allora, quando eravamo ragazzini delle medie, io e un mio amico di allora abbiamo iniziato ad ascoltare rap: era il 96, erano venuti fuori gli Articolo, noi fin da subito abbiamo iniziato a cercare robe simili. Di lì a poco abbiamo trovato le cassette di Neffa, Sottotono, Chief e soci, tutta la roba che girava in quel periodo.
Giravamo coi pennarelli indelebili, volevamo fare i teppisti e facevamo le nostre tag scrause dappertutto. Da quei momenti al mio primo beat è passato un bel po'. Penso che la prima roba - bruttissima chiaramente - prodotta da me sia del '98-'99.
Ho capito subito che se volevo fare qualcosa in sta cosa dovevo lasciare perdere microfoni, writing e tutto il resto. Mi piacevano i beats: mi sono preso un computer e da lì è partita la faccenda. Ovviamente, da allora, è cambiato tutto. Le prime cose mie che si possano classificare come "ascoltabili" sono del 2002/2003, giusto in tempo per fondare i DSA Commando. "



M: " Da Adenopromo, fino al nuovo album in uscita, passndo per Supercoven e Manipolazione, un promo 3 dischi e collaborazioni internazionali e nazionali, come hanno cambiato il tuo modo di approcciarti a questa disciplina? "

S: " Hai visto che carriera? - ah ah ah -  guarda, sembra una cazzata, una frase fatta, ma quasi ogni giorno che passa impari qualcosa di sta roba. Più musica ascolti e più impari e ovviamente col tempo cerchi di fare le cose sempre più seriamente. Non a caso, nel nostro cd che deve uscire, (che in questo periodo sta per essere ultimato) credo che ci siano le cose migliori che io abbia mai fatto. Credo e spero di arrivare a fare beats sempre più balordi. "

M" Le colonne sonore di Frizzi e i Goblin, fino al Doom Metal dei primi Sabbath, è chiaro il tuo filone di ispirazione. Detto questo, come ti muovi per cercare i sample giusti per ricreare il suond del Commando? "

S: " Non sono io che cerco i samples, sono loro che trovano me! - ah ah ah - In realtà  non è che io abbia un metodo preciso per cercare i campioni: spesso e volentieri me li ritrovo davanti per caso, ascoltando musica - sono un ascoltatore ossessivo. Poi chiaramente se sono in un periodo in cui entro in fissa con un certo tipo di film o di atmosfere vado a cercare proprio lì, o magari se ho voglia di usare un certo suono di chitarra elettrica o un particolare tipo di batteria non lascio niente al caso, avendo abbastanza una buona "memoria uditiva" so perfettamente dove andare a "rubare". "

M: " Quali sono i ferri del mestiere con cui confezioni i tuoi beat? di cosa hai bisogno per far uscire un pezzo finito? In una vecchia intervista avevi detto che vi basterebbero "pochi" soldi e mezzi per chiudere un disco, è ancora così oppure le cose sono cambiate? "

S: " Guarda, la formula magica perfetta è sicuramente la classica: giradischi, vinili, campionatore. Il problema è che io quando faccio un beat rispetto tutta una serie di canoni, di regole mie, che non mi permettono di andare in una sola direzione e quindi usare un solo metodo.
Ho un MPC 1000 che voglio imparare a usare come dio comanda per vedere se riuscirò a usare solo ed esclusivamente quello, però mi rendo conto che certe "finezze" col campionatore non puoi permettertele. Poi per carità, io so anche apprezzare certe sbavature o addirittura delle basi inascoltabili per la maggior parte della gente. A volte succede di sentire un campione che su vinile non esiste proprio e allora lo prendi da dove capita.
La cosa principale è arrivare al tuo obbiettivo con ogni mezzo necessario, il risultato finale deve essere soddisfacente aldilà del metodo che hai usato, però il metodo di lavoro classico è sicuramente il più figo.

La questione dei soldi è semplice: io credo che spesso quando si faccia un pezzo o un video, ma anche altro parlando più generalmente, conti l'idea.
Se l'idea di base è figa, e chiaramente hai le capacità per realizzarla, non servono i milioni, e la musica che gira in tv e in radio è proprio la dimostrazione del fatto che puoi metterci tutti i soldi che vuoi, ma senza idee buone la tua roba farà cagare a prescindere.

M " Djing -  chi viene alle vostre serate, può vederti anche alla console che ti cimenti in questa disciplina, e anche nei vostri dischi ti si può sentire scratchare. Come ti rapporto con il vinile? Porti avanti quest'arte al pari del beatmaking, o è ancora una cosa di contorno? "

S: " Quando andavo alle superiori passavo dei pomeriggi interi chiuso in casa ad allenarmi col giradischi, infatti, se mi vado a sentire delle cose che avevo registrato ai tempi mi rendo conto che spaccavo molto più il culo di adesso! Se vuoi scratchare da paura devi allenarti sempre, non ci sono cazzi. Nonostante tutto sono abbastanza contento del mio "livello": ono anni che faccio gli scratch solo quando suoniamo in giro, non mi alleno mai. Un po' di tempo fa mi è capitato di montare la consolle in saletta e dopo un po' di giorni che usavo il giradischi lì, ho ripreso subito la mano.
Mi piacerebbe avere più di tempo e voglia per diventare più bravo ma rimarrebbe comunque solo una cosa di contorno. Io mi occupo di beats, non potrei mai essere un battle dj, o anche solo un dj, senza battle.


M: " Quali sono i tuoi punti di riferimento come producer? Chi ti ha ispirato e ti ispira ancora, e chi ritieni sia uno dei migliori da cui imparare? "

S: " Alchemist ed El-p sono i produttori che generalmente hanno prodotto più pezzi con un gusto molto simile al mio. Di conseguenza anche produttori che hanno quel suono "alla alchemist", Tipo i Sid Roams o Evidence, hanno fatto delle gran figate. Anche Premier è tra i miei preferiti.
Poi c'è tutta una serie di produttori sconosciutiche magari hanno fatto 3 beats clamorosi ma poi sono spariti nell'abisso. A me in generale piace la roba violenta, underground, e potente,  però la gente deve ficcarsi nella testa che non bastano il campione di un film horror o un synth balordo a fare la balordata: ci vuole classe anche in quello. Ci vuole il tocco magico per fare la balordata DOC.

M" Le collaborazioni con Goretex e la serata in Francia, mostrano un apertura del Commando a quello che è il panorama internazionale. Viste le poche collaborazioni che ci avete offerto con la scena italiana, cè speranza almeno di vedervi collaborare con quella estera? Se si, puoi darci qualche anticipazione? Se no, puoi spiegarci almeno cosa proprio non digerite del nostro panorama? "

S: " La scena rap di questi "artisti" - di sto cazzo - italiani, non mi è mai interessata, come non mi è mai interessata la loro opinione. Sono incompatibile coi loro modi di fare e di pensare. Più in generale sono diffidente da chi si autodefinisce artista.
Come hai detto tu abbiamo fatto pochissime collaborazioni e probabilmente saranno pochissime anche quelle che faremo in futuro. La scena in cui mi riconosco non è la scena "ufficiale" delle visualizzazioni su Youtube o delle buffonate in tv, ma quella dei ragazzi che abbiamo conosciuto in questi anni in giro. Alle serate, nei centri sociali, a Bologna e in Emilia, a Milano, in Salento: gente con la quale ci siamo ubriacati come delle bestie senza troppe stronzate.
Poi, aldilà di questo, bisogna sempre guardarsi attorno ma fare comunque di testa propria, senza seguire troppo i canoni dettati dagli altri. Il mio amico Krin mi ha anche insegnato a pensare in maniera "internazionale". Goretex dei Non Phixion, ad esempio,  è sempre stato uno dei miei rapper preferiti, ho avuto il piacere di avere a che fare con lui ed è facile che nel suo disco in uscita ci sia della roba
prodotta da me.
Per il resto, altre anticipazioni non ne ho anche perchè sono superstizioso e ignorante come un contadino medievale, quindi per scaramanzia preferisco non parlarne ancora - eheheh.
Se ci saranno collaborazioni di un certo calibro saranno i fatti a dimostrarlo, altrimenti, "aria".

M: " Il tuo essere sempre sul confine tra due mondi diversi come il rap e il metal ti è sempre stato agevole, o a volte ti ha messo alla prova? Di quale tra queste due subculture ti senti più parte? "

S: " Volente o nolente, faccio parte dell'hip-hop da quando sono uno sbarbatello, per certi versi è anche per questo che mi incazzo quando vedo gentaglia che arriva e fa le sue schifezze in "casa mia". Il metallo è una cosa che ho imparato a conoscere e ad apprezzare dopo. Facendo i beats, bene o male sei "costretto" ad
ascoltare un tot di musica, quindi col tempo affronti mille generi, anche generi che poi non hanno a che fare direttamente col campionamento proprio come il metal. 
A sto proposito posso anche dirti che, pur avendolo fatto anch'io, anche solo in un paio di pezzi, ho cambiato idea riguardo al campionare il metal: è una cosa che non mi piace più nè fare, nè ascoltare, il rap è rap, il metal è metal. 
Seguo il metal, mi compro i dischi che mi piacciono, vado ai concerti e me lo metto a fuoco in macchina, però non sono il metallaro coi capelli lunghi, il chiodo e la maglietta degli Iron Maiden. "

M: " Hai le soddisfazioni che vorresti a produrre musica che farà da sfondo a delle liriche, o ti inizia a stare stretto il ruolo di produttore come solo accompagnatore di parole? Ti convertiresti mai ad un ambito musicale dove la musica ha il solo ed unico posto? "

S: " Non mi sta assolutamente stretto come ruolo, anzi. Produco beats proprio per farci dei pezzi rap. Non vedo una mia creazione completa al 100% fino a quando non c'è qualcuno che ci slega sopra. Come produttore ho anche pensato di fare qualcosa di mio e basta, così per divertimento. Potrei anche mettermi a farlo un giorno... Sicuramente cercherei di fare qualcosa di balordo da ascoltarsi in macchina, non farei musica per ballare perchè non mi piace più di tanto, e non mi piace ballare.

M: " Che consiglio vorresti dare a qualcuno alle prime armi, che vuole accostarsi al mondo del beatmaking?"

S: " Evitate pure di iniziare a fare le basi perchè tanto prima o dopo vi rompo il culo!  - ah ah ah - Ovviamente scherzo... Secondo me bisogna ascoltare anni di rap per cercare di capire cosa hanno fatto gli altri e anni di musica in generale per avere una minima di cultura musicale generica.
Poi se hai dei bei gusti e le capacità (anche un po' di culo, a volte) puoi iniziare a selezionare dei bei campioni e delle batterie potenti e lì, forse, puoi cominciare a produrre della roba seria.
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Concludiamo con i link per la pagina facebook del Commando e la pagina myspace di Sunday in persona.





Mothra & Chrome










domenica 15 gennaio 2012

"Please allow me to introduce myself..."

Ho deciso di condividere con voi tutto ciò, che come un bombardamento, continua a plasmare sia la mia superficie che la mia interiorità.
Se mi permettete di usare l'appellativo del maestro Fulci, come un terrorista dei generi vi farò trovare spunti dalla provenienza più disparata: vari tasselli con cui arricchire il mosaico della vostra quotidianità, che a volte scivola senza essere caratterizzata e personalizzata come vorreste. Materiali di ristoro per la sempre più ampia richiesta di emancipazione dalla massa. Un primo soccorso contro la lobotomizzazione imperante.

Dalla mise per la sopravvivenza  urbana, alle ultime scintille d'arte a noi contemporanea. Dalla saggezza filosofica vecchia di secoli, alla bomba musicale sotterranea prodotta l'altro ieri. Passando magari per i paradisi artificiali, l'ultima tavola, un film che mi ha colpito o magari una poesia sconosciuta.

"The revolution will not be televised"
 disse Gill-Scott Heron, tenetelo bene in mente.

Una precisazione finale:
In troppi aprono angoli virtuali per esprimersi e trattare di stili di vita, convinti di essere geniali rispetto alla totalità delle altre persone.
Personalmente voglio solo offrirvi il mio - personale - scorcio sul reale.



Mesdames, messieurs, veuillez vous approcher.


Chrome