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domenica 26 febbraio 2012

TALKING BEATS: INTERVISTA A MACE ( RESET! )



Bentornati al 4° appuntamento con il beat parlante. In questo episodio Mothra ed io siamo andati a risolvere un piccolo mistero che ci incuriosiva da tempo:

Anni addietro si chiacchierava di un beatmaker leggendario nel mondo del rap italiano - un certo Mace.
Sin quando ne avevamo memoria, aveva accompagnato i più grandi nomi di questo genere con le sue produzioni eccelse: da Kaos One ai Colle Der Fomento, passando per la Chief. Dj residente nel disco ormai culto: L'alba, del collettivo La Crème. Come un alchimista, su qualunque macchina mettessi le mani, trasformava la corrente in oro.
Tutt'ad un tratto però scomparve nel nulla, e dal lontano 2007 non se ne ebbe più notizia: guardate dove l'abbiamo scovato:





Eccovi il nostro "interrogatorio":




Mothra: Mace è un nome che sta sulla scena da parecchio ed ha collaborato veramente con i migliori artisti nostrani. Ti andrebbe di ricordarci come, quando e perché è nato musicalmente Mace? “

Mace: “ Direi un fanatico di musica fin dalla più tenera età, passando in rassegna praticamente ogni genere musicale, ma quando scoprii il rap fu il vero shock. E quando ascoltandolo la tua attenzione è completamente catalizzata dalla produzione - quasi da non ascoltare la voce che c'è sopra - ti rendi conto di che cosa vuoi fare!
Poco prima del 2000 facemmo una colletta in compagnia, 50 mila lire a testa e comprammo un Akai 950 e iniziai a fare beat e a registrare un po' di materiale con Jack The Smoker fino all'esordio vero e proprio come "La Créme" nel 2003... “


Mothra: “ Da "Questione di Gusto" (che se non sbaglio è il primo disco ufficiale dove ti troviamo alle macchine) ad oggi, come è cambiato il tuo modo di approcciarti al beatmaking? Come ti muovevi per creare un beat prima, e come ti muovi oggi? “

Mace: “ Quando non lavoro ho sempre della bella musica in sottofondo e, anche se sono competamente distratto, l'orecchio si sintonizza da solo quando becca un bel sample. Inizio quasi sempre così un pezzo!
La grande differenza è che prima era puramente un approccio intuitivo alla produzione, taglia un sample, programma un beat, bassline ed è fatta.
Ma per fare electro è tutta un'altra storia, ho imparato a mixare e soprattutto ottenere i suoni che ho in testa smanettando sui synth ed effetti. Un lavoraccio! [ :D ] “


Mothra: “ In 10 anni di produzioni ufficiali, avrai sicuramente avuto modo di mettere le mani su diverse macchine. Fra tutte, quali sono quelle per te essenziali? Quali sono i ferri del mestiere senza i quali non riusciresti mai a costruire un beat? “

Mace: “ Negli anni in effetti ho messo le mani su tante belle macchine, synth analogici e outboard, ma in realtà i ferri del mestiere sono le mie orecchie, computer, collezione di musica a portata di mano e le mie librerie personali di samples che mi sono costruito negli anni... “


Mothra: “ Dal 2007 sei scomparso dalle produzioni italiane, cosa è successo? cosa ti ha spinto a lasciare la scena come "M-m-mace on the beatz"? "

Mace: “ Dopo 8 anni a far la stessa cosa è normale scassarsi il cazzo...Avevo voglia di far qualcosa di diverso.
Già da un po' mi stavo già dilettando a fare esperimenti fondendo hip-hop ed electro.
Poi abbiamo iniziato il progetto Reset! , nato come un piccolo party tra amici dove suonare la musica che ci piaceva, dal funk al rap, dall'electro alla disco.
In un anno si è allargato a dismisura, abbiamo iniziato a muovere migliaia di persone senza quasi rendercene conto e il mio modo di produrre è stato stravolto da questa esperienza. Facendo il dj davanti a dancefloor piene ho capito cosa volevo: creare un sound che facesse ballare la gente, ma allo stesso tempo fosse figo da ascoltare, ricercato e più "complesso" a livello musicale (rispetto a tutta la house e techno che ho sempre odiato da adolescente) e poter far confluire le mie influenze funk, soul e ovviamente rap.
Aver poi avuto la fortuna di fare tour in Asia, Australia, Stati Uniti e tutta Europa, avere la tua musica nella valigetta dei tuoi dj preferiti e lavorare con artisti stellari come Fatboy Slim, Cassius, Audio Bullys o Robyn è come vivere un sogno! "

Mothra: “ Il Vostro remix su Thori e Rocce è un ritorno di Mace alle "produzioni per rapparci sopra"? "

Mace: “ Thori e Rocce in realtà è un remix electro da dancefloor, ma ultimamente mi sono rimesso a fare produzioni rap. Ne sento davvero la voglia dopo tanti anni senza! Rimango comunque ispirato al rap hardcore anni 90, ma lo sto rielaborando In una forma nuova, sfruttando tutte le skills che ho maturato in questi anni nell'uso di synth, effetti, distorsioni e manipolazioni estreme di samples... “


Mothra: “ Il passaggio dal Rap al Turbofunk/House ha allargato la tua fama al panorama internazionale, e credo che un conteggio delle visualizazioni estere di Oh Yeah! O una cronologia delle vostre serate, possa confermarlo. Detto questo, ritieni che l'unico modo che avevi per arrivare ad orecchie non nostrane fosse questo? Con il rap, oltretuttoin Italia, non si esce dai confini anche se si è fra i migliori, come te? "


Mace: “ Ovviamente con la musica in Italiano è impossibile espatriare. Come producer ora come ora puoi connetterti facilmente con realtà underground di tutto il mondo, ma per arrivare a lavorare con i pesi massimi devi essere inserito in giri ai quali, dall'Italia, è praticamente impossibile accedere. "


Mothra: “ Quali sono i limiti della nostra scena per un beatmaker? “

Mace: “ Anche negli States, se pensi a quanta gente ascolta rap e quanti di questi conoscono i nomi dei produttori...quelli che emergono alla "massa" sono sempre pochissimi. In scala, è lo stesso che succede ovunque, compreso qua. Un'altro problema è che sono pochissimi i produttori che suonano in giro - live o dj set - quindi è ancora più difficile farsi conoscere e pagarsi le bollette! “


Mothra: “ Tu che sei stato tra le Jam e che ora stai ai Club, che differenze vedi nella scena e nelle serate rap rispetto all'eletronica e viceversa? Di cosa proprio avrebbe bisogno una Jam? “

Mace: “Nei party electro c'è più entusiasmo, più voglia di ascoltare musica nuova (i party hip hop degli ultimi anni si riducono spesso a una sfilza di hit una dietro l'altra, snaturando anche la personalità di un dj), meno codici comportamentali, meno pose... e soprattutto più fighe [ ;) ]
Di jam ne ho fatte mille, e mi son sempre divertito, ma per uno che non sia patito di rap non è il luogo più divertente e accogliente! “


Mothra: “ Punti di riferimento, ne hai? Quali sono i tuoi beatmaker/producer preferiti e a cui ti ispiri, sia in ambito rap che in quello electro?“

Mace: “ I soliti direi...Premier, Erick Sermon, Just Blaze, Dre, Rockwilder, Ric Roc, Hi-Tek, Pete Rock, Dj Scratch, Kanye, Nottz





Qui di seguito potete trovare vari siti dove continuare a seguire Mace:

Facebook personale

Facebook ReSet!

Sito web ReSet!





Mothra & Chrome

sabato 25 febbraio 2012

Tom DeLonge / Skateboarding & Punk Rock





Tom DeLonge, front-man degli Angels & Airwaves e dei Blink182, racconta quanto skatebording e punk rock siano stati influenti per la sua crescita nella San Diego dei pimi ’90. "For me, growing up, they were one and the same."

WELCOME BACK IN THE DAYS!




venerdì 24 febbraio 2012

SASHA GREY / VICE Interview


























"La pornodiva Sasha Grey discute di esercizio fisico, del ruolo dell'esistenzialismo e della necessità di chiari diritti dei lavoratori nell'industria del porno mentre si fa fotografare da Richard Kern. "


[Tratto da: Vice.com]


martedì 21 febbraio 2012

TALKING CANVAS: INTERVISTA A MARCO ROSSI



Inizia oggi un'altra nuova esperienza per questo blog, inerente al mondo dell'arte più sotterranea ed incognita. 
Ecco il resoconto di una mia chiacchierata, di qualche tempo fa, con Marco Rossi

Rossi è un giovane "sottoproletario dell'arte", che tenta di muoversi in quel chiaroscuro del movimento artistico underground italiano, che per emergere non si lascia agli sfoghi, ormai semplicistici, di quella che è la street-art odierna.
Ancora legato alla forma espressiva "classica", i contenuti e le realizzazioni sono invece estensioni e prolungamenti della persona stessa, unici e complessi. Un sistema di filtri al contrario, dove possiamo vedere varie "sezioni" dell'artista. 
Come in una sala chirurgica, pezzi di tessuto esperienziale sono "sfilettati" dal bisturi e messi sul vetrino del microscopio come offerta all'osservatore onniveggente.

Ecco un estratto dal comunicato stampa di una delle ultime esposizioni di Marco, CEREBRALE:

"[...] Dal punto di vista formale, le immagini di Rossi sono una prova dell'impossibilità di porsi completamente in questo o quel territorio: le raffigurazioni che egli mette in scena affondano le radici nell'intimità dell'esistenza, diventando prova di un continuo rinnovamento di sé.
Il suo fare diventa quindi insicuro, aniconico, contraddittorio, mal definibile: egli fagocita voracemente la realtà che lo circonda in tutti i suoi aspetti, la “filtra” attraverso la propria sensibilità e la ripropone istintivamente in opera. In questo senso l'artista non si interessa alle storie in particolare, ma a tutte le storie possibili e ciò gli permette di sostenere una tensione che sfugge ad ogni mira e controllo e “apre” il lavoro a infinite possibilità e sviluppi.
I corpi che ricorrono nei suoi lavori sono colti in pose che sembrano accartocciare la figura su se stessa, in una sorta di autoerotismo che seziona le figure, le disarticola fino a farne manichini o tronchi umani. La forma umana viene così smembrata ed embricata nell'edificio dello spazio e la perdita dell'involucro corporeo permette non solo di esibire ciò che giace nel profondo dell'organismo ma anche di mostrare ciò che di esterno partecipa e altera la sua meccanica. "


Di seguito la chiacchierata:


Chrome: " Che ne pensi di un approccio multiplo all'arte? Trovi che nel "purismo" ci sia più slancio creativo o preferisci disperderti in mille forme? "

Marco: " Non credo esista una regola in tutto ciò...ognuno trova risposta in base alle proprie esigenze..
.... La mia natura è quella di essere onnivoro e mi spinge a cibarmi con voracità di tutto quello che mi circonda. Allo stesso tempo però cerco di mantenere una sorta di "equidistanza emotiva"  dalle cose che mi permette di  non lasciarmi prendere più da un aspetto che da un altro. In questo modo, non facendomi coinvolgere da qualcosa in particolare so che la mia mente può vagare più liberamente, a trecentosessanta gradi.
Devo confessarti che questo aspetto all'inizio mi spaventava perchè mi faceva sentire incoerente. In realtà col tempo ho impararto a filtrarare il tutto in modo diverso e ad assumere questa
mia caratteristica come un aspetto positivo. "
 
 
C: " Cosa ti spinge ad oggettivare il tuo slancio artistico? Creare è per te una liberazione o un obbiettivo? "

M: " Diciamo che per me la parte fisica che ha a che fare con la produzione di un opera non è che il punto finale; personalmente è la parte che trovo meno intrigante, di sicuro meno del processo mentale che la origina. "
 
C: " Credi nel termine "artista"? "

M: " No.Si.....No. "

 
C: " Quand'è che un produttore di opere d'arte puó dirsi realizzato? "
 
M: " Quando inizia a vivere del suo lavoro! ha !                              AH.
No a parte le battute... e comunque c'è anche questo aspetto...se vogliamo metterla sul piano materiale .
Sul piano intimo di ricerca  credo che sia impossibile sentirsi realizzato al cento per cento....
chiunque si concentri veramente sull'esigenza interiore che lo spinge a scavare  dentro sè, intraprende un percorso che non può avere fine. E' un fatto naturale per chi lavora su se stesso, visto che ogni tentativo di avvicinarsi ad un nucleo di verità è subito frustato dal fatto che non esiste una verità, e le immagini che cerchiamo di afferrare sono diverse di giorno in giorno, di ora in ora e pure di minuto in minuto. "

 
C: " È molto difficile per te vedere la conclusione in un lavoro? Come ti rapporti ad un opera conclusa? La vedi alienata da te o la consideri ancora connessa al tuo IO. "

M: " Per me ogni lavoro è come un frammento ingrandito di tante cose precedenti, ripescate e inserite in una catena aperta di pensiero che continua, per così dire, ad autoalimentarsi...
Le opere diventano degli appunti per lasciare aperta la catena a future possibilità e nuovi sviluppi. "

 
C: "Com'è il mondo dell'arte "sotterraneo", In cosa bisogna sperare per emergere? La competitività è sana o anche li c'è marciume? "

M: " Ti elenco in ordine intercambiabile gli ingredienti che secondo me sono fondamentali....
Qualità.
Sbattimento.
Fortuna.
Saper selezionare le persone in gamba dalle teste di cazzo. "
 
 
C: " La tua prossima esposizione? "

M: " diciamo che ho in cantiere diversi progetti...tra cui un intervento in un Ex cinema a Nembro (Bg) e collaborare ad un progetto - SUBCULTURE - che ha come scopo la divulgazione del lavoro di 24 artisti attraverso la stampa di una fanzine (una per ogni partecipante) che verrà distribuita in gallerie e spazi indipendenti del circuito artistico. "


sabato 18 febbraio 2012

TALKING BEATS: INTERVISTA A SALMO




Per questo terzo episodio, il Grind Team ha voluto contattare il "rookie dell'anno", da poco assunto sotto l'ala protrettrice della neonata label Tanta Roba. Con il nuovo singolo: "Il Pentacolo" (primo estratto dal suo prossimo album) - rappato e prodotto allo stesso tempo - ci ha dato la conferma di quanto completo sia il suo approccio alla musica. Oggi però ci concentreremo sul solo versante del beatmaking, come di consueto da tre settimane a 'sta parte.
Scopriremo come nascono e come crescono quelle spranghe di ferro dritte a sterno e timpani con cui Salmo ha iniziato a sorprenderci. Ma soprattutto andremo all'arcano segreto che fonde atmosfere hardcore, vetusti campioni newyorkesi, ed acidissime scosse dubstep, in un unico disco.SPACCATEVI IL COLLO PER SALMO!



Mothra: " Come nasce Salmo nell'accezione di beatmaker? come e quando hai sentito il bisogno di produrti da solo i tuoi tappeti musicali, e quando hai concretizzato l'idea con il primo beat "ufficiale"? "

Salmo: " A sto punto mi tocca ringraziare la playstation, c'era un programma per produrre musica nelle prime versioni della PS, era molto intuitivo e faceva capire chiaramente come costruire una sequenza ritmica. Il primo vero input me l'ha mandato il produttore italiano Fritz the Cat, in una video intervista parlava delle sue produzioni e di come lavorava su i sample, ero ancora un bambino e la prima cosa che ho detto è stata "voglio farlo anch'io".
"


M: "Vieni come dici tu, "dal punk, dal metal, dal rap anni 90", ed hai suonato negli Skasico, Three Pigs Trip e TOEDGEIN , questa tua vena più hardcore come ha influenzato il tuo modo di approcciarti alla produzione di un beat? Credi sia utile, se non necessario per un buon beatmaker avere contaminazioni alle spalle per tirare fuori una bella strumentale? "


S: " Credo sia fondamentale! Ho suonato con molti musicisti di vario genere, ogni musicista mi ha insegnato qualcosa regalandomi una visione chiara della musica a 360°. Non credo di essere il genio del RITMO però sono preparato in materia e sono attratto dal suo processo logistico.
"

 
M: " Sul tuo canale Youtube, ci hai deliziato con alcune performance su MPC 1000, e anche dal vivo spesso ti ci dedichi in combo con il tuo socio Dj Slait, ma oltre a questo piccolo gioiello AKAI quali altri sono i ferri del mestiere con cui confezioni le tue strumentali? E quale è l'iter lavorativo con cui li utilizzi al meglio? "

S: " Per ora ho una strumentazione molto umile,
una scheda audio Motu UltraLitemk3, tastiera Akai MPK49, Akai MPD32, MASCHINE mikro, monitor audio KRK - vai con la pubblicità gratuita.
Lavoro con il buon vecchio Logic, suono manualmente la sequenza ritmica sul click per rendere tutto più umano e naturale. Sono un vero scimmiato. "


M: " Sei sia Rapper che Beatmaker, come il grande Eminem, Evidence, Aesop Rock o MF Doom. Credi che questa dualità sia importante in un Beatmaker, e perché no, anche in un MC? Sapendo che sei tu che andrai a scrivere su quel beat, ti senti più libero nella produzione di quest'ultimo? In poche parole, quanto influisce il farsi tutto da solo nella produzione di un tuo pezzo? "

S: " Sono abituato a scrivere tenendo il tempo con i piedi e con le mani, come una batteria invisibile, la forma dei versi che scrivo mi detta quasi sempre la sequenza ritmica … tutto molto automatico.

Normalmente i beatmaker/mc riescono a creare una simbiosi perfetta tra voce, beat e semple, è una questione di accenti, di cura del particolare e di ricerca del suono. Magari pretendo troppo ma credo vivamente che tutti i rapper dovrebbero saper costruire un buon beat e cantarci sopra, la soddisfazione sul pezzo ha un altro sapore. "

 
M: " Come rapper sei il più ricercato del momento, ti troviamo a collaborare in parecchi lavori di un certo calibro e con i nomi più noti della scena, ritieni che la tua indiscutibile bravura al microfono possa aver oscurato le tue doti alle macchine? Non meriteresti forse di collaborare sempre con questi grandi rapper ma anche come produttore? "

S: "Probabilmente mi darebbe più soddisfazione collaborare con tutti semplicemente con le produzioni, le cose che scrivo mi stancano subito mentre le strumentali hanno vita più lunga.
"


M: "Quali sono i tuoi punti di riferimento come produttori musicali? Dalla Dubstep al Rap, chi sono per te i grandi nomi da cui indiscutibilmente c'è sempre da imparare? "

S: "mmhhh - in italia, per quanto riguarda il rap:
Deda, Fritz the Cat, Shablo, Don Joe, Deleterio, Bassi Maestro, Shocca, Sine, Squarta e ultimamente dj argento e the Orthopedic (sicuramente ho dimenticato qualcuno).
Per il rap americano dovrei farti la lista della spesa, ma in ogni caso, anche se super classic, nessuno può andare oltre quello che Dr. Dre c'ha regalato nella sua carriera.
Si sta creando anche una buona scena di produttori di musica elettronica di varie sfumature, i BELZEBASS sono tra i migliori esponenti."

 
M: " Rimanendo sul versante Dubstep, questo genere, in cui tu sembri essere molto a tuo agio, generalmente non nasce con la funzione di fare da beat a un pezzo Grime, ma come brano a se stante, viste le tue doti di beatmaker, c'è possibilità che in un futuro troveremo Salmo solo sopra i tasti, magari a confezionarci un bel pordotto Dubstep, Drum n Bass? Oppure è sul microfono che vuoi rimanere? "

S: " Mhà, ti dico che non camperò molto come mc, la scena rap italiana è una gran rottura di coglioni e ultimamente mi sento messo alla prova, questa musica crea i peggiori mostri. Probabilmente continuerò per la strada del beatmaker, sarebbe bello farmi sentire…senza aprire bocca! "




Mothra & Chrome 

domenica 12 febbraio 2012

INTERVISTA A SHEPARD FAIREY (OBEY)

Peter Simek fatto un'intervista con me a Dallas e mi ha fatto alcune domande che mi hanno messo in difficoltà. Penso che la conversazione valga la pena di essere letta.  
[...]  L'arte di strada è gratuita per il pubblico, ma costosa per gli artisti stessi. [...]Sono stato chiamato "sellout" a causa dell'utilizzo di piattaforme per la mia arte diverse dalla semplice "strada", ma penso che ci siano molti modi validi per condividere l'arte con il pubblico, e molte valide maniere per risolvere il difficile problema di sopravvivere finanziariamente come artista.

          Shepard Fairey

Portrait of Shepard Fairey by Elizabeth Lavin


Peter Simek, per Frontrow, sedette con Fairey il giorno prima dell'evento alla Contemporary Dallas. I due hanno parlato del lavoro dell'artista, così come delle varie tensioni,  conflitti, e sfumature - tra immagine e storia, il capitalismo e l'arte Renegade - che emergono da una pratica creativa, come quella di Fairey.  

L'intervista a Fairey è più lunga dei tipici contenuti online, ma tocca molte cose che sono rilevanti per la street art, un sotto-genere del mondo dell'arte che negli ultimi anni sta guadagnando popolarità e interesse istituzionale.


venerdì 10 febbraio 2012

TALKING BEATS: INTERVISTA A LOU CHANO






Questa volta per la nostra abituale sessione di chiacchiere ci siamo spinti nella capitale, per stanare uno dei boss storici del beatmaking nostrano.
Dalle catacombe di Roma si è svelato ai nostri taccuini uno dei musicisti più politropi del nostro paese. Con esperienze a partire dai generi più svariati, dalla tekno alla dark wave passando per l'hip-hop, senza mai abbandonare il proprio inconfondibile tocco, e sempre un passo più avanti dei proprio colleghi. Non mi dilungo troppo, e vi lascio direttamente questa magnifica ed esaustiva intervista, a voi Lou Chano!



Mothra: " Torniamo indietro nel tempo, ti andrebbe di raccontarci come e quando è nato musicalmente Lou Chano, come hai scoperto il beatmaking e quando hai concretizzato con il primo brano ufficiale? "

Lou Chano: " Ho iniziato a comprare vinili metal a 8 anni, a fare musica a 14. All'inizio suonavo il basso in un gruppo "grunge" a Crotone, la mia città. A 18 anni mi sono spostato per l'università, dapprima a Siena, poi a Bologna. Avevo una band a Firenze. A metà degli anni novanta ho scoperto l'elettronica: arrivavano voci di feste che duravano giorni, di una nuova musica tribale dai tempi veloci ed ossessivi. Un nuovo stile di vita, una nuova concezione delle band, un nuovo modo di approcciarsi alla musica e agli spazi. Era il periodo delle tribe, delle T.A.Z. (Temporary Autonomy Zone) e dell' hard tekno. A casa di amici a Bologna un ragazzo di Roma, David, era steso sul letto con una scatoletta di fronte a lui che gli permetteva di suonare da solo, di comporre musica e riprodurla live senza l'aiuto di altri: vendo il basso e mi compro la mia prima groovebox, una Roland MC-303. Quella è stata la vera svolta. Insieme agli amici con i quali andavamo ai parties decidiamo di impegnarci attivamente nella diffusione della tekno e formiamo i Tekno Mobil Squad. La scena si era spostata dal centro/nord Europa fino in Italia e Bologna era il centro della scena internazionale, benchè a Roma ci fosse già da anni una scena "autoctona".
Eravamo tutti connessi. Non c'era internet, conoscevi tutti di persona. Dopo aver organizzato le prime feste affittando il sound dai Mutoid Waste Company, abbiamo acquistato le nostre prime casse acustiche: erano l'impianto dello Spazio Kamino di Ostia, tempio della tekno romana. Da li in poi, coi TMS abbiamo organizzato rave parties quasi ogni weekend, più o meno per 6/7 anni. Ogni tanto Inoki veniva a rappare sulla tekno durante le feste, io suonavo live con le drum machine, i synth, i campionatori e il sequencer, dimezzavo il beat da 180 a 90 bpm e Inoki partiva in freestyle, poi raddoppiavo ed ecco il tekno/rap: c'era stato un precedente a New York negli anni novanta con la ghetto-tek ma in quel caso gli mcs rappavano su beat molto piu lenti, quasi house. A volte ai rave si aggiungeva anche Jhon Type di Alien Army, un vero mostro degli scratch, capace di incastrare anche a tempi velocissimi. Nel 1998 pubblico il mio primo tape come Virus Voice, poco dopo il primo disco di TMS, che conteneva già un beat "hip hop" a chiusura del vinile.
Nel 2005, dopo un live a Roma, mi invitano a collaborare in uno studio di produzione/registrazione: l'hip hop stava prendendo piede di brutto in Italia e ci siamo buttati nella mischia. A Roma c'erano i Truceboys che spingevano un'immaginario crudo, avevano un'attitudine punk e nichilista, mi sembravano perfetti per mischiare le acque e creare un sound ruvido, rozzo, hardcore. Facevo dei beat con i suoni della tekno che ero solito maneggiare, poi Noyz m'ha fatto sentire Necro ed ho capito che potevo buttare nel calderone anche le altre mie influenze: metal, industrial, hardcore, neofolk, dark. Potevo campionare i miei artisti preferiti e crearmi uno stile: tutti campionavano il funk, gli anni 70, la musica commerciale o grandi successi, io no. Ciò mi ha permesso di entrare in connection con i miei artisti preferiti, anche di altre scene, e mi ha aperto la strada per le future collaborazioni. "

M: " Hai una carriera musicale lunga più di 10 anni, durante tutto questo percorso musicale come è cambiato il tuo modo di approcciarti a questa disciplina? Come nasce una traccia targata Lou Chano oggi, e come nasceva ieri? "

L: " Come ha detto Dr Dre a John Carpenter, si parte sempre dal beat. Scelgo un tempo, preparo un riferimento semplice, che so io, cassa e rullante... poi ho 2 strade: o scelgo un sample e compongo "l'armonia" del pezzo basandomi sulle note del sample, oppure vado libero e continuo con bassline, synth, etc.
Una volta che ho la struttura base, inizio a complicare il beat, aggiungendo breaks, strumenti ritmici, accenti, etc. Le ultime rifiniture le faccio in missaggio e postproduzione.
All'inizio usavo parecchi strumenti, lavoravo in layers: per fare una cassa per esempio ne usavo 2 o 3 sovrapposte, ora ho capito che è meglio lavorare in modo più pulito. Con pochi strumenti che suonano bene fai meglio che con tanti strumenti che una volta sommati si ammazzano a vicenda. Prima missavo in digitale, ora full analogue. Uso il computer solo come registratore, non amo i plug-ins e i virtual instruments. "


 M: " È facile immaginare che durante una carriera prolifera come la tua, tu abbia sperimentato più macchine e strumenti per cacciar fuori i tuoi pezzi, fra questi quali sono i tuoi ferri del mestiere essenziali? le macchine a cui non puoi rinunciare per fare un beat e perchè? "

L: " In effetti ho avuto sottomano di tutto, ho venduto e comprato, in alcuni casi ho ricomprato macchine che avevo gia posseduto... se ne hai la possibilità, non devi mai vendere gli strumenti!
Oggi lavoro con troppa roba, persino gli effetti che uso vengono da qualche hardware: se dovessi ridurre all'essenziale, non potrei più rinunciare a Pro-Tools come recorder/editor, al Minimoog Voyager per le bassline, alla Roland TR-909 per le drums, al Korg Polysix per le strings, all' Eventide H3000S per gli effetti.
Riguardo agli outboard, mi trovo benissimo con le macchine vintage come i vecchi compressori Dbx o Urei: ho un mixer Studer degli anni 70 che ha un suono impareggiabile. Tra i nuovi brand, mi trovo molto bene con Thermionic Culture, Ssl, Empirical Labs.
Oggi come oggi non potrei più lavorare senza il supporto di tutto l'outboard che ho accumulato negli anni, tornare al digitale sarebbe davvero un passo indietro. L'analogico ha più "sound", è più "grosso", suona meglio. Presso il mio studio, Audio Division a Roma, lavoriamo solo con le macchine "vere", non usiamo plug-ins, facciamo tutto in analogico. "

M: " Correggimi se sbaglio, il tuo primo pezzo rap "ufficiale" è contenuto in EPICENTRO ROMANO Vol 3, dopo 6 anni di Techno e Drum & Bass come è avvenuto questo passaggio al rap? Eri gia un appassionato? Hai cercato tu il rap o lui ha trovato te? Ti andrebbe di farci un po la cronaca della nascita del Lou Chano più Hip Hop? "

L: " Vero, il primo brano rap pubblicato è su Epicentro Romano, con Khadim Fall. La D'n'B non l'ho mai suonata "pura" ma la usavo per dare ritmo alla monotonia della cassa dritta.
Benchè non sia un grande appassionato di rap, ascoltavo il Wu-Tang di 36 Chambers, i primi Cypress Hill, gli House Of Pain, l'Onda Rossa Posse, Isola Posse, Sangue Misto...
Ricordo che rimasi piacevolmente sorpreso dall'esordio dei Club Dogo, con Don Joe che finalmente portava un bel sound in Italia.
"Niggers in the front... Punks in the back": beh, io stavo coi punks in da back. Mi sono avvicinato ad un certo rap per una questione di attitudine, poi ho trovato un sound. Ci siamo venuti "incontro".
Ma non è stato amore a prima vista. Come beatmaker sono un "bastardo", non vengo dalla alla scena.

Continuo a fare beat su commissione; sia la tekno che l'hip hop sono stati un passaggio nella formazione di Luciano Lamanna.
Lou Chano continua a fare beats e missare beats agli altri, che ormai è specializzato su un suono bello duro. Luciano suona i synth e le drum machines con DER NOIR e collabora a numerosi progetti, ne tekno ne rap, come Ivs Primae Noctis, Riti Occulti, Tiresia Raptus, etc. "


M: " Nei tuoi beat c'è sempre una forte impronta Techno, detto questo, quanto ha influito il tuo background musicale nei TEKNO MOBIL SQUAD nel Lou Chano da rap? Pensi sia importante se non fondamentale avere una contaminazione con altri generi per creare qualcosa di veramente forte? "

L: " Penso sia fondamentale mischiare. Non esiste riff che sia già stato scritto, non esistono incastri ritmici inediti... la musica moderna è semplice ed ossessiva, si lavora su poche note ripetute, la novità sta nell'arrangiamento e nel sound. Fare i puristi al giorno d'oggi è anacronistico. Ciò non toglie che si possa scegliere di fare musica volutamente retrò o di genere. Ognuno è influenzato dai suoi ascolti, dalle esperienze musicali: la carriera di un musicista più che in continua evoluzione è un muoversi avanti e indietro tra territori conosciuti e sperimentazioni.
Nei vari generi in cui ho avuto l'occasione di cimentarmi puoi trovare un filo conduttore: nel messaggio, nell'attitudine o nel suono. "

M: " Sei un esponente di punta di due scene e movimenti differenti, Techno e Rap. Quali tra questi due mondi musicali ti appartiene di più e perchè? Cosa manca alla scena "delle Jam" rispetto a quella "dei Rave" e viceversa? "

L: " Quando ero più giovane ero davvero dentro la "scena", adesso devo dire che un po per l'età, un po per i gusti, un po' perchè è cambiato il modo di "divertirmi" non frequento più tanto i rave o le jam. Preferisco andare ad un concerto metal piuttosto che ad una serata rap.
Nell'hip hop l'età media si è molto abbassata e la scena è meno mischiata e più standardizzata: è diventata una moda, e questo vale sia per la tekno che per l'hip-hop. Alla scena delle jam manca l'umiltà, la collaborazione sincera, c'è troppa competizione, ognuno si sente sto cazzo, invincibile, unico, il migliore...e magari rappa da un anno e ha pubblicato mezzo brano su una strumentale americana su youtube.
Nella tekno ci aiutavamo, se un'altro musicista aveva un problema cercavi di risolverlo, ci si confrontava e ognuno aveva modo di apprandere dall'altro. Era una scena "aperta". Il rap è chiuso, individualista, egocentrico. Nei rave spesso non sapevi neanche chi suonasse, ballavi di fronte al sound system, la vera star era il pubblico, i ravers facevano il rave: le tribe montavano il sound, i protagonisti erano le migliaia di ragazzi che ballavano per giorni davanti a muri di casse. Noi musicisti spesso eravamo nascosti dietro l'impianto, nemmeno ci vedevi. Era una musica spersonalizzante: il musicista era alienato, da parte, non era importante chi suonasse. Tu andavi al rave e basta, ci andavi per la situazione, era un movimento, spingevamo controcultura, occupavamo spazi abbandonati, foreste, hangar, e li trasformavamo in mega-location per eventi cyberpunk. Poi sfortunatamente il largo abuso di droghe ha ammazzato la poesia, sostituito gli ideali, ha vinto sulla scena.
Nel rave è mancato il messaggio, non siamo stati capaci di comunicare col pubblico che si è rimbambito pensando che si trattasse solo di "sballo". Nell' hip hop, soprattutto in Italia, manca il rispetto, l'umiltà, lo spirito di collaborazione: c'è troppa voglia di emergere e poca voglia di fare bella musica."

M: " Ultimamente c'è un esponenziale avvicinamento del rap alla musica elettronica, sopratutto verso l'ormai onnipresente dubstep, ma anche nei confronti della Drum & Bass. Il tuo aver contaminato con suoni di questo calibro il rap, con svariati anni d'anticipo, ti fa senitre un precursore di questa nuova tendenza, o preferisce prenderne le distanze? Visto che hai un piedi su entrambi i fronti, fino a dove pensi che questo cross-over possa spingersi? Pensi che il Grime sia la cosa più elettronica a cui possiamo arrivare, o vedi ulteriori future contaminazioni? "

L: " All'inizio, quando facevo sentire i miei beat ai rapper mi dicevano: "questo è tekno uomo, questo non è rap". Anni prima dell' abuso sidechain della fidget e del sound distorto alla " Bloody Beetroots",  spingevamo su Phakt! Records qualcosa di veramente simile, seppur primordiale...ma attenzione: non vuol dire che siamo stati i primi, ne che ci abbiano copiato.
Ricordo che una volta feci un sample, lo apoggiai su un beat e lo mandai ai dogo per un brano e... mi rimandarono una base di Don Joe con lo stesso campione! Praticamente uguali, e nessuno dei 2 aveva sentito l'altra, ne ci eravamo messi daccordo...avevamo fatto la stessa base nello stesso periodo, in contemporanea, uguale.
Chi si è inventato il giro di do? Chi è stato il primo a fare rap? Io ho copiato lui, o loro hanno copiato me? Non c'è risposta, sono quesiti inutili, servono ai critici per farsi mille pugnette. La musica non ha limiti, nè frontiere. Ed è per tutti: penso che una volta realizzata, l'opera che hai composto assume una vita propria indipendente da te, dalla tua vita, da quello che fai o da quello che hai fatto. Esiste di per se. E' influenzata ed influenza, come nel Tao o nella spirale tutto si distingue e si confonde col resto, va e viene, in eterno. Non ci sono limiti alle future evoluzioni, soprattutto in un campo come quello della musica elettronica, dove ci si addentra anche al di fuori dei 12 toni classici e si lavora su frequenze. Penso che il Grime sia un passaggio, non un'arrivo...ed aggiungo: per fortuna! "

M: " Vista l'enorme esperienza e la conoscenza musicale che hai dimostrato, ti andrebbe di dirci dove dovremmo posare le orecchie per sentirne delle belle? Quali sono i gruppi, i generi e i movimenti che secondo te ora come ora possono regalare qualcosa di veramente forte? "

L: " Ascoltate di tutto, non abbiate i paraocchi come i cavalli: non c'è musica vera o finta, c'è invece musica bella o brutta. Quindi non limitatevi ad un genere, ma scoprite quali tipi di musica preferite. O meglio, scoprite qual'è il vostro "mood" e cercatelo nei vari generi musicali, vi accorgerete di quante congruenze e quante similitudini ci possano essere in stili aparentemente opposti.
Detto ciò, ultimamente ascolto parecchia wave e roba "anni '80", doom/black metal, elettronica, neofolk....mentre scrivo ho sul giradischi Religious Knives, suono spesso Zombi, Mick Wills, Beherit, Fra Lippo Lippi, Clock DVA, Trentemoller, Nachtmystium, Heinrich Dressel, e da un po di giorni sto in fissa con la compilation di roba vecchia italiana "Danza Meccanica 2. "

M: " Nonostante tu ora sia indiscutibilmente un maestro delle macchine, sicuramente in passato avrai avuto i tuoi punti riferimento, chi sono e perchè? Quali sono gli artisti che maggiormente ti hanno influenzato e in che modo? "

L: " Sono un'appassionato che ha ed ha avuto la possibilità di toccare con mano le macchine e confrontarsi con altri più bravi di lui. Ho imparato molto a Bologna dalle tribe, soprattutto da Nico degli OQP e da Sound Conspiracy, crew mista post Spiral Tribe. Ricordo che una volta venne Simon, Crystal Distortion, a casa a Bologna e fece un pattern da paura sulla MC-303 in 3 minuti. Mentre lo faceva mi spiegava velocissimo "se fai cosi succede questo, se spingi qui fa cosi", ma velocissimo, etc, etc. Finito lui, attacco io: in 20 minuti avevo capito la groovebox. Se hai le macchine sottomano e qualcuno che le sa usare di fianco a te, vai super-spedito.
Nel beat rap, le maggiori influenze senza dubbio sono Necro, Rage Against The Machine, RZA, House Of Pain, Faith No More, Suicidal Tendencies, le varie collaborazioni /compile per film di metal-rap tipo Spawn ed i classiconi tipo gli Anthrax coi Public Enemy... in primis e su tutti i Beastie con gli Slayer quando ero bambino. Poi sto in fissa con gli anni 70 italiani, con i mostri tipo i Goblin, Le Orme, Frizzi, Micalizzi, Branduardi e con le colonne sonore di 'na volta, alla John Carpenter per capirci: se vi piace sta roba sentitevi i Calibro 35 e gli Zombi e i Zombie Zombie. "


M: " Con tutto il tuo bagaglio di esperienza, ti andrebbe di dare qualche consiglio fondamentale a chi si avvicina a questa disciplina? Quale è un percorso sano e fruttuoso da prendere quando si inizia a fare beat(che essi siano rap o più techno)? "

L: Divertitevi!




venerdì 3 febbraio 2012

TALKING BEATS: INTERVISTA A SUNDAY - DSA COMMANDO



Ho l'onore di comunicarvi la prima rubrica ufficiale di questo blog:

Talking Beats è un nuovo spazio dove saranno intervistati periodicamente, in maniera molto easy e pure grezza, tanti tra i produttori musicali più influenti della penisola.
Insomma, una chiacchierata informaletra un loop di drum machine e una scratchata sul vinile. Ringrazio Mothra, il mio nuovo collaboratore che farà le interviste di persona.

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Il primo ospite che abbiamo intervistato per voi è Sunday - miracle producer - della cricca, metri e metri sotterranea: DSA Commando




Loop ossessivi e inquietanti, pattern di batterie che richiamano a quel suono che ci riconduce a tempi passati e polverosi, il cui groove immortale continua a solcare le strade come la morte nei capolavori di Romero.
Campionature ossimoriche sono il suo marchio di fabbrica: ruvide come una rimessa arrugginita in una calorosa estate texana. Morbide e avvolgenti come il sudore che scende sulla pelle di Sally Hardesty. Oniriche e disturbanti le atmosfere che come una nebbia fitta riescono a circondare e penetrare le liriche di Kirin, Heska Riot, Mac Myc e Hellpacso.



Di seguito l'intervista:

Mothra: " Primi passi; come è nato Sunday? come ti sei avvicinato al beatmaking e quando e come hai deciso di concretizzare il tutto? "

Sunday: " Allora, quando eravamo ragazzini delle medie, io e un mio amico di allora abbiamo iniziato ad ascoltare rap: era il 96, erano venuti fuori gli Articolo, noi fin da subito abbiamo iniziato a cercare robe simili. Di lì a poco abbiamo trovato le cassette di Neffa, Sottotono, Chief e soci, tutta la roba che girava in quel periodo.
Giravamo coi pennarelli indelebili, volevamo fare i teppisti e facevamo le nostre tag scrause dappertutto. Da quei momenti al mio primo beat è passato un bel po'. Penso che la prima roba - bruttissima chiaramente - prodotta da me sia del '98-'99.
Ho capito subito che se volevo fare qualcosa in sta cosa dovevo lasciare perdere microfoni, writing e tutto il resto. Mi piacevano i beats: mi sono preso un computer e da lì è partita la faccenda. Ovviamente, da allora, è cambiato tutto. Le prime cose mie che si possano classificare come "ascoltabili" sono del 2002/2003, giusto in tempo per fondare i DSA Commando. "



M: " Da Adenopromo, fino al nuovo album in uscita, passndo per Supercoven e Manipolazione, un promo 3 dischi e collaborazioni internazionali e nazionali, come hanno cambiato il tuo modo di approcciarti a questa disciplina? "

S: " Hai visto che carriera? - ah ah ah -  guarda, sembra una cazzata, una frase fatta, ma quasi ogni giorno che passa impari qualcosa di sta roba. Più musica ascolti e più impari e ovviamente col tempo cerchi di fare le cose sempre più seriamente. Non a caso, nel nostro cd che deve uscire, (che in questo periodo sta per essere ultimato) credo che ci siano le cose migliori che io abbia mai fatto. Credo e spero di arrivare a fare beats sempre più balordi. "

M" Le colonne sonore di Frizzi e i Goblin, fino al Doom Metal dei primi Sabbath, è chiaro il tuo filone di ispirazione. Detto questo, come ti muovi per cercare i sample giusti per ricreare il suond del Commando? "

S: " Non sono io che cerco i samples, sono loro che trovano me! - ah ah ah - In realtà  non è che io abbia un metodo preciso per cercare i campioni: spesso e volentieri me li ritrovo davanti per caso, ascoltando musica - sono un ascoltatore ossessivo. Poi chiaramente se sono in un periodo in cui entro in fissa con un certo tipo di film o di atmosfere vado a cercare proprio lì, o magari se ho voglia di usare un certo suono di chitarra elettrica o un particolare tipo di batteria non lascio niente al caso, avendo abbastanza una buona "memoria uditiva" so perfettamente dove andare a "rubare". "

M: " Quali sono i ferri del mestiere con cui confezioni i tuoi beat? di cosa hai bisogno per far uscire un pezzo finito? In una vecchia intervista avevi detto che vi basterebbero "pochi" soldi e mezzi per chiudere un disco, è ancora così oppure le cose sono cambiate? "

S: " Guarda, la formula magica perfetta è sicuramente la classica: giradischi, vinili, campionatore. Il problema è che io quando faccio un beat rispetto tutta una serie di canoni, di regole mie, che non mi permettono di andare in una sola direzione e quindi usare un solo metodo.
Ho un MPC 1000 che voglio imparare a usare come dio comanda per vedere se riuscirò a usare solo ed esclusivamente quello, però mi rendo conto che certe "finezze" col campionatore non puoi permettertele. Poi per carità, io so anche apprezzare certe sbavature o addirittura delle basi inascoltabili per la maggior parte della gente. A volte succede di sentire un campione che su vinile non esiste proprio e allora lo prendi da dove capita.
La cosa principale è arrivare al tuo obbiettivo con ogni mezzo necessario, il risultato finale deve essere soddisfacente aldilà del metodo che hai usato, però il metodo di lavoro classico è sicuramente il più figo.

La questione dei soldi è semplice: io credo che spesso quando si faccia un pezzo o un video, ma anche altro parlando più generalmente, conti l'idea.
Se l'idea di base è figa, e chiaramente hai le capacità per realizzarla, non servono i milioni, e la musica che gira in tv e in radio è proprio la dimostrazione del fatto che puoi metterci tutti i soldi che vuoi, ma senza idee buone la tua roba farà cagare a prescindere.

M " Djing -  chi viene alle vostre serate, può vederti anche alla console che ti cimenti in questa disciplina, e anche nei vostri dischi ti si può sentire scratchare. Come ti rapporto con il vinile? Porti avanti quest'arte al pari del beatmaking, o è ancora una cosa di contorno? "

S: " Quando andavo alle superiori passavo dei pomeriggi interi chiuso in casa ad allenarmi col giradischi, infatti, se mi vado a sentire delle cose che avevo registrato ai tempi mi rendo conto che spaccavo molto più il culo di adesso! Se vuoi scratchare da paura devi allenarti sempre, non ci sono cazzi. Nonostante tutto sono abbastanza contento del mio "livello": ono anni che faccio gli scratch solo quando suoniamo in giro, non mi alleno mai. Un po' di tempo fa mi è capitato di montare la consolle in saletta e dopo un po' di giorni che usavo il giradischi lì, ho ripreso subito la mano.
Mi piacerebbe avere più di tempo e voglia per diventare più bravo ma rimarrebbe comunque solo una cosa di contorno. Io mi occupo di beats, non potrei mai essere un battle dj, o anche solo un dj, senza battle.


M: " Quali sono i tuoi punti di riferimento come producer? Chi ti ha ispirato e ti ispira ancora, e chi ritieni sia uno dei migliori da cui imparare? "

S: " Alchemist ed El-p sono i produttori che generalmente hanno prodotto più pezzi con un gusto molto simile al mio. Di conseguenza anche produttori che hanno quel suono "alla alchemist", Tipo i Sid Roams o Evidence, hanno fatto delle gran figate. Anche Premier è tra i miei preferiti.
Poi c'è tutta una serie di produttori sconosciutiche magari hanno fatto 3 beats clamorosi ma poi sono spariti nell'abisso. A me in generale piace la roba violenta, underground, e potente,  però la gente deve ficcarsi nella testa che non bastano il campione di un film horror o un synth balordo a fare la balordata: ci vuole classe anche in quello. Ci vuole il tocco magico per fare la balordata DOC.

M" Le collaborazioni con Goretex e la serata in Francia, mostrano un apertura del Commando a quello che è il panorama internazionale. Viste le poche collaborazioni che ci avete offerto con la scena italiana, cè speranza almeno di vedervi collaborare con quella estera? Se si, puoi darci qualche anticipazione? Se no, puoi spiegarci almeno cosa proprio non digerite del nostro panorama? "

S: " La scena rap di questi "artisti" - di sto cazzo - italiani, non mi è mai interessata, come non mi è mai interessata la loro opinione. Sono incompatibile coi loro modi di fare e di pensare. Più in generale sono diffidente da chi si autodefinisce artista.
Come hai detto tu abbiamo fatto pochissime collaborazioni e probabilmente saranno pochissime anche quelle che faremo in futuro. La scena in cui mi riconosco non è la scena "ufficiale" delle visualizzazioni su Youtube o delle buffonate in tv, ma quella dei ragazzi che abbiamo conosciuto in questi anni in giro. Alle serate, nei centri sociali, a Bologna e in Emilia, a Milano, in Salento: gente con la quale ci siamo ubriacati come delle bestie senza troppe stronzate.
Poi, aldilà di questo, bisogna sempre guardarsi attorno ma fare comunque di testa propria, senza seguire troppo i canoni dettati dagli altri. Il mio amico Krin mi ha anche insegnato a pensare in maniera "internazionale". Goretex dei Non Phixion, ad esempio,  è sempre stato uno dei miei rapper preferiti, ho avuto il piacere di avere a che fare con lui ed è facile che nel suo disco in uscita ci sia della roba
prodotta da me.
Per il resto, altre anticipazioni non ne ho anche perchè sono superstizioso e ignorante come un contadino medievale, quindi per scaramanzia preferisco non parlarne ancora - eheheh.
Se ci saranno collaborazioni di un certo calibro saranno i fatti a dimostrarlo, altrimenti, "aria".

M: " Il tuo essere sempre sul confine tra due mondi diversi come il rap e il metal ti è sempre stato agevole, o a volte ti ha messo alla prova? Di quale tra queste due subculture ti senti più parte? "

S: " Volente o nolente, faccio parte dell'hip-hop da quando sono uno sbarbatello, per certi versi è anche per questo che mi incazzo quando vedo gentaglia che arriva e fa le sue schifezze in "casa mia". Il metallo è una cosa che ho imparato a conoscere e ad apprezzare dopo. Facendo i beats, bene o male sei "costretto" ad
ascoltare un tot di musica, quindi col tempo affronti mille generi, anche generi che poi non hanno a che fare direttamente col campionamento proprio come il metal. 
A sto proposito posso anche dirti che, pur avendolo fatto anch'io, anche solo in un paio di pezzi, ho cambiato idea riguardo al campionare il metal: è una cosa che non mi piace più nè fare, nè ascoltare, il rap è rap, il metal è metal. 
Seguo il metal, mi compro i dischi che mi piacciono, vado ai concerti e me lo metto a fuoco in macchina, però non sono il metallaro coi capelli lunghi, il chiodo e la maglietta degli Iron Maiden. "

M: " Hai le soddisfazioni che vorresti a produrre musica che farà da sfondo a delle liriche, o ti inizia a stare stretto il ruolo di produttore come solo accompagnatore di parole? Ti convertiresti mai ad un ambito musicale dove la musica ha il solo ed unico posto? "

S: " Non mi sta assolutamente stretto come ruolo, anzi. Produco beats proprio per farci dei pezzi rap. Non vedo una mia creazione completa al 100% fino a quando non c'è qualcuno che ci slega sopra. Come produttore ho anche pensato di fare qualcosa di mio e basta, così per divertimento. Potrei anche mettermi a farlo un giorno... Sicuramente cercherei di fare qualcosa di balordo da ascoltarsi in macchina, non farei musica per ballare perchè non mi piace più di tanto, e non mi piace ballare.

M: " Che consiglio vorresti dare a qualcuno alle prime armi, che vuole accostarsi al mondo del beatmaking?"

S: " Evitate pure di iniziare a fare le basi perchè tanto prima o dopo vi rompo il culo!  - ah ah ah - Ovviamente scherzo... Secondo me bisogna ascoltare anni di rap per cercare di capire cosa hanno fatto gli altri e anni di musica in generale per avere una minima di cultura musicale generica.
Poi se hai dei bei gusti e le capacità (anche un po' di culo, a volte) puoi iniziare a selezionare dei bei campioni e delle batterie potenti e lì, forse, puoi cominciare a produrre della roba seria.
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Concludiamo con i link per la pagina facebook del Commando e la pagina myspace di Sunday in persona.





Mothra & Chrome










domenica 29 gennaio 2012

Tony Hawk intervista Tyler The Creator




Il mostro dello skate si improvvisa giornalista per raccontarci, tramite quest'intervista cazzona, l'ascesa di  Tyler Okonma ( Nato il 6 marzo del 1991), uno tra gli street-entrepeneur più in vista al momento.

Con la sua crew di desperados: ODD FUTURE WOLF GANG KILL THEM ALL, fuori dalla scena Losangelina sta prendendo il controllo degli States.

All'attivo gli troviamo già due album musicali da solista (Bastard, Goblin) e un terzo di prossima uscita che si intitolerà Wolf, previsto per Maggio 2012. Produttore di un neonato gettonatissimo clothing brand che si richiama al nome della sua gang. Protagonista di un programma su MTV: Loiter Squad. E inoltre, lo scorso anno, è stato pure vincitore di un MTV Video Music Awards in qualità di "Best New Artist".

Credetemi, siamo solo all'inizio.



Se vi va di approfondire, cliccando qui potrete informarvi meglio su questa cricca di folgorati.